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Nero d'Ombra

Il lavoro del giovanissimo Nicola Salvatore fa spicco, mi sembra, nel quadro della più recente arte napoletana grazie alla rara precisione e, insieme, all'intelligenza e all'eleganza del suo linguaggio, che evita ogni facile sincretismo, ogni confusione di gusti e di mode culturali per trasferire in stilemi assai personali acutezze concettuali e idee di origine pop. Salvatore, che opera prevalentemente su fondo nero, con evocazioni assai scaltre di lavagne scolastiche scarabocchiate col gesso (come in alcuni vecchi quadri di Cy Tombly e come in alcune tele della Weller), ha adottato quale tema assolutamente privilegiato uno schema anatomico di balena, lo scheletro e i fanoni entro la sagoma dell'animale. Una tavola didattica da elementare libro di scienze naturali, di chiaro sapore pop, che fornisce il pretesto ad appunti, calcoli, misurazioni, rife-rentisi sempre alla balena, buttati giù con un senso grafico vivissimo, non ignaro del neodadaismo e, ancora a monte, della pittura d'azione. E in altri casi la balena, diviene, come ho già accennato, un pretesto concettuale, la sua sagoma venendo spezzata su pannelli separati o rappresentata in « serie ». Salvatore procede per una strada difficile, col rischio di impoverire il lato pittorico del suo lavoro a vantaggio di quello concettuale o viceversa. Ma per quanto ardua questa è una delle poche vìe possibili oggi a chi non voglia rinunciare ai mezzi propri della pittura.

Cesare Vivaldi


















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