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Nero d'Ombra

Un simbolo insistito, in un ordito ostinato, modulare, diventa mito. E' così che un'idea, nell'impersonalità e nell'insensato gioco dell'offrirsi gratuitamente, allontana la concretezza del rapporto quotidiano, mercificato. Dunque, l'oggetto come categoria: la Balena come epica e drammatizzazione di certe zone dell'inconscio, di certe stratificazioni archetipiche, fetali private e collettive, « tribali ». Eppure la distanziazione, nell'accezione mallarméana, non è rimozione, anzi è un incremento di realtà: l'oggetto risulta messo afuoco, al centro di un universale Bestiario, in funzione decisamente magica e apotropaica. O addirittura, politica, se si riconosce allo scheletro quella « messa a nudo », quel valore di smascheramento della metafora Balena-Capitalismo, nel cui grande Ventre è imprigionato il biblico Giona o il più modesto Pinocchio. E metafora, dunque, tutta l'operazione della attesa e della critica: dell'apertura al senso e dell'incisività, o addirittura della vulnerabilità del mostro, così ridicolo e « naturale » nel suo scheletro che ha deposto i segni della terribilità. Il fondo rosso è la linea di galleggiamento che si è sottratta progressivamente, per un ulteriore e più deciso incremento della metafora della fine.

Vincenzo Guarracino











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