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Dialogo

Nicola Salvatore
Il commento al video della mia mostra all'Hangar di Como del 1992 si concludeva con una tua affermazione: "Nicola Salvatore dopo la scultura tornerà alla pittura" Hai avuto ragione, adesso il mio lavoro attuale, a quali considerazioni ti porta?

Luciano Caramel
Io partirei dalle circostanze che avevano occasionato quella mia affermazione. Tu uscivi da una pittura pericolosa, a mio parere, io ti credo prima di tutto pittore nella capacità di inventiva legata all' immagine pittorica, all'uso del colore non in senso analitico restrittivo, ma in senso proprio di inventività. In quelle opere, negli anni...adesso non ricordo l'anno, questa tua capacità pittorica, questa tua abilità esuberante poteva diventare fine a se stessa, poteva diventare un qualche cosa che era prioritario e non uno strumento.
Io ho avvertito in questi tuoi lavori, che erano delle coperte con degli oggetti, un'autocritica a te stesso non quindi un atto di negazione della pittura, di rottura con la pittura, ma ho notato un momento di autoriflessività che oltretutto non negava la pittura perché c'era ancora questa dialettica, o meglio, c'era questa dialettica tra il tridimensionale ed il bidimensionale (io ricordo quelle opere esposte in S. Francesco a Como) ed ecco che si vedevano le ombre, c'erano le ombre, la grande importanza delle ombre, che non sono da scultura, sono già di un qualche cosa di intermediale.
Ed ecco che allora, avendo interpretato queste cose in questo duplice registro di autocritica autoriflessiva, di avvertire quasi i rischi a cui poteva portare la via negli anni e nei mesi precedenti Ed è nata questa bivalenza ancora; nelle tue opere avevo finito dicendo "tornerà alla pittura" ma non nel senso di rinunciare anche a quell'esperienza che è stata interessante. Dopo sono venute le sculture che a mio parere sono molto interessanti, ma ancora non erano sculture nel senso tradizionale per via di togliere o di levare, erano ancora un fatto intermediale molto concettuale, molto mentale dove questa valenza anche pittorica dell'ombra, ritornava.
Ed ecco che ora, diciamo, in questa pittura si ripropone ancora questa dialettica tra il tridimensionale (ci sono anche degli oggetti) ed il bidimensionale, solo che non è più solamente la coperta con la sua autosufficienza da "objet trouvè", le stesse sculture non sono più gli "objet trouvè" aiutati nel senso Duchampiano delle coperte, sono delle vere sculture che entrano in questa cosa. Quindi non è vero che tu sei tornato alla pittura, nel senso di certe cose degli anni '80, hai ripreso a mio parere quello che era il tuo filone fondamentale con una componente concettuale, mentale; fondamentale di indagine anche sopra il linguaggio e di messa in funzione dei vari linguaggi ma non in senso masturbatorio, fine a se stesso, come l'arte concettuale degli anni fine '60 inizio '70 ma in senso di creazione di un'immagine che ora trovo molto ricca come erano le Balene. Ma le Balene risentivano di questo momento, mentre invece qui c'è proprio un vigore una corposità ecc.. che trovo maggiori. Quindi in questo senso dicevo che tornavi alla pittura.

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