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Nicola Salvatore
Autoritratti 2010


Nicola Salvatore, art director (la stessa figura di Giò Ponti) a bordo delle navi di Costa Crociere, docente di pittura dell'Accademia di Belle Arti di Brera e co-promoter, con altri colleghi artisti da Aldo Spoldi a Maria Teresa Illuminato, di una “nuova” accademia il cui fulcro è un innovativo impegno formativo, nucleo ribello e/o sovversivo che focalizzerà - con il mio intervento e coinvolgimento - il biennio specialistico in fieri, quest'artista m... va proponendo i suoi... creati.

Discutendo, a tavola, dico a Nicola che l'artista rinasce – unico fra gli uomini – nel suo lavoro, perchè non ha età. Parliamo di questo, animatamente. Infine Salvatore concorda. Passiamo quindi a ragionare, con eguale passione, alla deriva di Brera.

Una zattera della Medusa (di Gericault) che nessuno vuole più soccorrere, destinata perciò al naufragio, ma una “zattera” illustre. Il suo abbandono non è altro (io credo) che un abdicazione, una rinuncia alla storia. Paradossalmente, lo stesso Ministero (per i Beni e le Attività Culturali [sic!]) preposto alla tutela e valorizzazione della Storia (con la “S” maiuscola) concorda, per misero opportunismo, sullo sradicamento dell'Accademia di Belle Arti - da cui fu gemmata la Pinacoteca di Brera a questo uffico affidata, oggi – dalla propria sede storica, il che suona proprio come una bestemmia ed è, di fatto, una caduta: la rinuncia alla Storia.

Senza Storia, però, quale futuro ci potrà mai essere? E perchè – mi chiedo – il sottoscritto ha rinunciato alla propria carriera... e direttiva presso tale Ministero per educare i giovani al rispetti di questi valori, anzi, ad essere artisti nutriti di storia? La risposta che viene (ragionandone) da Nicola Salvatore è perentoria: “siamo già stati destinati all'approdo infelicemente nella ex-caserma di via Mascheroni e l'Accademia non sa reagire con tutta la dignità e il valore del gesto artistico!”.
E tu? Sembro suggerire guardandolo, nel... personalmente argomento del nuovo nucleo creativo – come cellula – workshop di pura sovversione artistica che ho creato e vado promuovendo, di cui è parte integrante peraltro Aldo Spoldi, con Illuminato, Pellizzola, vari altri e di cui poi è parte pure Nicola Salvatore, all'interno dell'Accademia, con l'intento di offerta formativa inedita per il biennio e un non troppo sommesso “omaggio” a Joseph Beuyce (che ha fatto la stesa cosa a Düssendolf). Anche Nicola Salvatore, con Loredana Parmesani e altri sta progettando una “Nuova Accademia”, vengo informato, e così, ancora una volta, ci ritroviamo uniti, sullo stesso fronte di lotta; una lota culturale in difesa delle arti. Non è questa, la sola risposta di Nicola Salvatore, come tutti gli artisti uomo dotato di risorse inaspettate. Capace, sempre, di stupirti. Mi porta con sé nello studio (limitrofo alla casa che guarda, dall'alto del fianco scosceso di Monte Olimpino, il Lago di Como) e mi presenta i suoi ultimi creati: una flotta di navi eccezzionali, una serie di “ceri” creati, due a due, come fossero capitelli per una sala (oppure per alludere al calcolo binomio e a tutta la magia della matematica?) su cui stanno cilindri purissimi di cera tenuti assieme da piccole balene metalliche. Mi mostra, con la delicatezza e l'emozione timida di un padre, le sue navi, Nicola.

Questa... flottiglia su cui campeggiano sovente, come velature, le sue balene (il ricorso incessante di queste presenze è l'invenzione unificante di ogni serie di sue opere) parrebbe rinnovare la brutale e commuovente semplicità delle navicelle scolpite nel legno dai pescatori liguri o megli ancora della costa salernitana per i loro figli, parrebbe anche un sorprendente richiamo a “Deserto rosso” di Michelangelo A., a “La nave” di Federico Fellini. Il mondo “spaesante” del cinema è molto presente nel fare attuale di Nicola Salvatore. Il progetto-flottiglia di legni, gessi, vetroresine, altro ancora che da vita alle pià inaspettate e affascinanti tipogie di bastimenti in miniatura ch'abbia mai veduto, era destinato – mi informa Nicola – ad Amalfi, l'antico e magnifico Arsenale. Massimo Bignardi scrisse, a suo tempo, al sindaco della città per proporre questo evnto. In verità tutto in attesa di definitivo responso. Sennonchè, quello che mi affascina e mi induce a scrivere, è altro. E' il suo sapore simbolico; è il suo essere metonimia figurata di quella intensa parabola artistica, quella del creatore, di Nicola Salvatore in persona.
La chiave d'accesso alla visione comprensiva (alias...) di queste opere, in particolare di questi navicelli stupefacenti, mi viene suggerita da un altro pezzo di Nicola Salvatore, un opera singolare, una scala in metallo (in scala 1:1) i cui gradini sono costituiti da balenottere..., megattere, capodogli... Le scale di Joan Mirò? Anche. Dunque essa suggerisce un richiamo, simbolico, all'ascesa liberatrice verso il cielo, un cielo neoplatonico, un mondo delle idee, delle forme pure, delle geometrie, di quant'altro di assoluto. Un mondo, al tempo stesso, che va mescolandosi – contaminandosi con la biologia, con l'acqua, il fuoco, l'aria e la terra (Eraclito..), in difesa di una natura sempre più martoriata e sofferente, “messa in croce”, suggerisce Nicola.

Le navi di qeusta flottaglia – dicevo – sembrano richiamare in sé l'intera parabola esistenziale e creativa dell'artista. Diresti anzi che esse incarnano al meglio (simbolicamente) gli anni ultimi della biografia artistica di Nicola Salvatore. Anni in cui egli è diventato nocchiero di inedite “navi d'arte” (Costa Crociere) che fanno viaggiare, metaforicamente, gli artisti da lui chiamati all'imbarco avventuroso. Forme ora ricavate, minimalisticamente, da legni appena sbozzati o grezzi, ora costrutte assemblando avventurosamente pezzi eterogenei, una vite là, un chiodo qua, una sorta di velatura eccentrica, un cabinato improbabile rozzamente abbozzato, un guanto di piombo per proteggere-figurare la prua di una grossa imbarcazione (petroliera, forse?), un'alberatura sommaria capace di alludere, per..., ad un altro naviglio, dai rimorciatori ai pescherecci, dai panfili ai carghi commerciali o ai traghetti; tutti questi pezzi che aninimano, emblematicamamente, l'incessante movimento marinanro oggi in atto in tutti gli oceani-mare, persino sul nostro mare mediterraneo, sono dunque speculum dell'artista? Un suo simbolico autoritratto?

Dal momento che Nicola Salvatore sta realizzando in Marocco un suo atelier (il sogno dell'artista, fuggire Oltremare, sulle coste assolate d'Africa, patria di tanti personaggi, di tanta sapienza, di tanta arte, come non ricordare le sognanti avventure marine di Delacroix, Matisse, Paul Klee? Dal momento che l'attuale Nicola Salvatore va sdoppiandosi Oltremare, credo proprio che questi suoi recentissimi enti, queste sue bellissime sculture-pitture-navi siano effettivamente un suo personalissimo autoritratto.

A conferma di quanto vado argomentando congettualmente, la scala – va detto – poggia su un tappetino di cocco entro cui è ritagliata una balena, un tappeto-base (simbolica) che è un ricordo-omaggio di Fabio Mauri, mi confessa l'artista.
Chi non ricorda i suoi testi …. redatti proprio su questi supporti singolari? E così un'altra sua opera, città futura, assume un'allure particolare, un ventaglio di significati possibili. Quest'opera ch'è, di fatto, un'esaltazione della geometria post-euclidea edunque, successivamente dell'eredità di Cézanne, lascia supporre pure altri, …. richiami. Saresti tentato richiamare la città del sole di Campanella, la Ville Radiose di Le Courbusier. E il ricorso a quest'ultimo, allora, aprirebbe tutto un ragionamento, un varco semantico, un varco formale e simbolico affatto unico. L'enigma …., il suo sdoppiamento, l'essere cioè al tempo stesso architeto e artista e, di contro, il suo teorizzare di una peculiare “sintesi delle arti” troverebbe allora analogie nel fare attuale di Nicola Salvatore?

E il viaggio per mare ch'egli rappresenta realizzndo la sua flottaglia di navicelli post-galileiani – su cui molto sarebbe ancora da dire – non intende, non arriva dunque ad un approdo...? La città ideale a cui l'artista, un artista come Nicola Salvatore, guarda con desiderio sarà pertanto una città della arti, assai diversa e tuttavia simile alla città dei filosofi prefigurata da Platone, affonadando le sue radici in un mondo più remoto. Prima dell'avvento nella filosofia, nella Grecia che ancora non conosceva la parola di Eraclito o di Parmenide, né poteva immaginare quella del martire Socrate, fu, - a detta di Giorgio Colli che lo deriva, a un suo modo, da Nietzsche – e fu in termini epici, il tempo dela sapienza. Questo è il mondo delle arti, questa è la stazione a cui agogna, sognamente, Nicola Salvatore allorquando, come Alice, si guarda nello specchio e cerca di immaginare il proprio indicibile futuro, prossimo e remoto.

Como (Monteolimpino)
6 - 1 - 2010
Rolando Bellini

p.s. Con affetto

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